Mamma, papà lavoro da remoto.

Spiegare ai miei genitori perchè ho deciso di lavorare da remoto non è stato semplice. Diciamo che hanno dovuto comprendere come fosse possibile che io non fossi in ufficio tutti i santi giorni e comunque lavorassi. Se mio padre ha digerito l’idea velocemente, mia madre ancora mi domanda se ho “tutto quello che serve.” Come se andare in ufficio mi permettesse di avere programmi o strumenti in più che ho invece già nel mio pc. Alquanto bizzarro e mi fa sorridere ma ho fatto questa scelta per seguire le mie esigenze professionali e personali. Durante la mia carriera, ho trovato molti aspetti che mi piacevano del mio lavoro e altri meno. Ad esempio, non ho mai vissuto la vita da dipendente come un’attività ad ore. Ho sempre pensato che il lavoro che eseguivo per l’azienda doveva avere un po’ di me e non essere una mera attività da gestire senza interesse. Questo mi portava a domandarmi “Ho avuto una buona idea alle sei di mattina e volevo eseguirla. Ma alle sei di mattina non posso andare in azienda, è chiusa. Peccato.” Come, diversamente, aver organizzato il planning, concluderlo e avere ore libere. Ma comunque essere presenti in ufficio. L’ho sempre visto come una costrizione: essere presenti in ufficio ma non dover lavorare. A quel punto che senso ha essere produttivi se finisco prima? Ecco, ho un’assoluta certezza: il lavoro da remoto ha salvato idee e voglia di fare. La mia volontà si è spinta fuori dai vincoli del lavoro dipendente e mi ha fatto capire una cosa importante: una persona non deve essere valutata tenendo conto di quante ore lavora, bensì del risultato che raggiunge. Vi domando: meglio un collaboratore che organizzi il lavoro indipendentemente e ottenga l’obiettivo prefissato nel miglior modo possibile, oppure un dipendente che lavora le otto canoniche ore e si accontenti di eseguirle senza personalità ed empatia? Ho trovato nel lavoro da remoto la mia ancora di salvezza. Mi permette di gestire e organizzare le attività collaborando con i miei clienti, lasciandomi libera – perché no – di poter lavorare su quel progetto alle sei di mattina e concluderlo agiatamente per poi occuparmi di altre attività, professionali o ludiche. Quindi mamma, papà: non preoccupatevi. Ho tutto quello che serve per fare un buon lavoro!*

* Nessun genitore è stato maltrattato durante la scrittura di questo articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *